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Localizzazione, marchi storici e sostenibilità – Al via la tutela strategica del fashion nel Made in Italy

Dal 11/01/2024, in Italia è in vigore la legge n. 206/2023 per tutelare il Made in Italy, in linea con la transizione ecologica e digitale.

A partire dall’11 gennaio 2024 in Italia è entrata in vigore la legge n. 206 del 27 dicembre 2023, che rappresenta l’esito di un percorso volto alla tutela del Made in Italy, in sintonia con il processo di transizione ecologia e digitale.

Uno dei settori direttamente interessati è indubbiamente il mondo fashion , destinatario di parte dei fondi stanziati dalla legge. In merito, si è espresso anche il Ministro delle imprese e del Made in Italy Alfonso Urso durante il suo intervento all’inaugurazione di Pitti Uomo a Firenze lo scorso 9 gennaio, sottolineando come un settore così strategico per l’Italia non solo merita di essere preservato e valorizzato, ma deve coniugare la produttività con i principi di sostenibilità ed ecoinnovazione. L’obiettivo di questa legge è proprio quello di accelerare tale percorso, facilitando le imprese tramite lo stanziamento di fondi appositamente predisposti.

Nel concreto, le misure adottate per il mondo fashion riguardano più fronti.

LOCALIZZAZIONE DELLE FILIERE PRODUTTIVE

Per ciò che concerne la localizzazione delle filiere produttive è stato previsto un incentivo per le società che decidono di riportare la produzione nel territorio italiano. Viene stabilito, infatti, che il 50% del reddito imponibile derivante dall’attività d’impresa reintrodotta in Italia non concorrerà alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini dell’Irap per i primi cinque anni dall’avvenuto spostamento. Oltre a ciò, è stato introdotto anche un disincentivo per tutte le società che dovessero decidere di portare la produzione al di fuori dell’Italia: in tal caso, l’azienda che delocalizza, qualora in passato avesse ricevuto dei contributi pubblici, sarà tenuta a restituire l’intero ammontare degli aiuti percepiti, nel corso dei dieci anni successivi alla delocalizzazione.

TUTELA DEI MARCHI STORICI

Un’altra direttrice seguita dalla riforma è quella relativa alla tutela dei marchi storici. In particolar modo la legge stabilisce una specifica disciplina della preservazione dei marchi di particolare interesse e valenza nazionale. La norma prevede che un’impresa titolare o licenziataria di un marchio registrato da almeno cinquanta anni o che possa dimostrarne l’utilizzo da almeno cinquanta anni, qualora dovesse decidere di interrompere la propria attività in via definitiva, è tenuta a informare il Ministero delle imprese e del Made in Italy, che potrà subentrare gratuitamente alla titolarità del marchio qualora questo non sia stato ceduto a titolo oneroso da parte dell’impresa titolare o licenziataria. Secondo quanto precisato dal Ministro Urso, questa disposizione potrà garantire la continuità del marchio storico, soprattutto a fronte di quei casi in cui l’acquisizione di un determinato brand da parte di un’impresa straniera sia finalizzata all’eliminazione della concorrenza.

SVILUPPO ECOSOSTENIBILE

Oltre alla tutela del Made in Italy, il legislatore ha voluto garantire appieno l’allineamento della nuova normativa con i principi di sviluppo ecosostenibile. Infatti, la nuova legge è volta a valorizzare la filiera delle fibre tessili naturali e provenienti da processi di riciclo. In tal senso, vengono promosse la ricerca, la sperimentazione, la certificazione e l’innovazione dei processi di produzione delle fibre tessili di origine naturale o provenienti da processi di riciclo e di concia della pelle.

Questa previsione si sposa poi con il processo di digitalizzazione, volto a fornire gli strumenti necessari alle imprese per consentire un approccio produttivo più ecosostenibile. Basti pensare all’efficientamento energetico per lo sfruttamento di energie rinnovabili e l’autoconsumo. L’obiettivo del Governo sarebbe, dunque, quello di garantire il consolidamento dell’Ecodesign nel mondo fashion per mezzo dello sfruttamento di strumenti digitali ed informatici, tramite un sistema di incentivi e di fondi appositamente istituiti.

LICEO DEL MADE IN ITALY

Da ultimo, con la legge in esame è stato istituito il Liceo del Made in Italy, volto a formare gli studenti nelle materie fondamentali per i settori strategici dell’economia italiana, primo tra questi quello della moda. Lo scopo è quello di adottare un approccio formativo mirato e di facilitare l’interazione tra la scuola e il sistema imprenditoriale, per favorire il passaggio degli studenti al mondo del lavoro e acquisire una maggiore padronanza pratica delle materie.

Alla luce delle novità legislative, è indubbio constatare che lo stanziamento di fondi volti alla tutela del Made in Italy ecosostenibile nel mondo fashion rappresenta un importante traguardo, esito di un percorso che in Italia viene da tempo sostenuto da istituzioni del settore, come la Camera Nazionale della Moda Italiana, che da anni si impegna per diffondere un concetto di prodotto fashion Made in Italy ecosostenibile. La valorizzazione e la tutela del settore costituiscono quindi la punta di diamante della nuova legge, che potenzialmente potrà consentire il consolidamento del mercato di riferimento in Italia e, di riflesso, anche all’estero.

Fonte: Il Sole 24ORE

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