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Ricerca e sviluppo, da gennaio operativo l’albo dei certificatori

Un intervento in due mosse sul credito d’imposta ricerca e sviluppo. L’albo dei certificatori prenderà il via a partire da gennaio.

Un intervento in due mosse sul credito d’imposta ricerca e sviluppo. L’albo dei certificatori prenderà il via a partire da gennaio. Allo stesso tempo il Governo con il decreto Anticipi (articolo 5 del Dl 145/2023) ha deciso di concedere più tempo per il riversamento senza sanzioni e interessi dei bonus relativi agli anni dal 2015 al 2019: con lo slittamento del termine di presentazione della domanda dal 30 novembre 2023 al 30 giugno 2024 e la conseguente ridefinizione del calendario dei versamenti (si veda «Il Sole 24 Ore» del 17 ottobre). A delineare la strategia su questo fronte è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto in collegamento durante l’ultima giornata del congresso dei commercialisti a Torino.

Gran parte delle attenzioni sul credito d’imposta ricerca e sviluppo è incentrata sulla possibilità di certificare la bontà del progetto e di metterlo così al riparo da contestazioni da parte dell’amministrazione finanziaria (con ricadute che potrebbero sfociare anche nel penale tributario). «L’albo dei certificatori per conto delle imprese darà certezza sul fatto che le imprese abbiano diritto al credito d’imposta per ricerca e sviluppo» ha sottolineato Urso. Un albo, che dopo la firma del Dpcm attuativo a metà settembre, è pronto a partire già dall’inizio del 2024. Anche se i requisiti di accesso non saranno a portata di tutti i professionisti, visto che tra gli altri è previsto che sia necessario aver svolto, nei tre anni precedenti la data di presentazione della domanda, comprovate e idonee attività relative a presentazione, valutazione o rendicontazione di almeno 15 progetti collegati all’erogazione di contributi e altre sovvenzioni relative alle attività di ricerca, sviluppo e innovazione.

In ogni caso proprio come soluzione “ponte” in vista dell’allineamento al debutto dell’albo è stata messa in campo la proroga del riversamento dei vecchi crediti d’imposta, con la possibilità quindi di decidere se restituire o meno le agevolazioni sfruttate senza aggravio di sanzioni o interessi fino al 30 giugno 2024.

Il ministro del Made in Italy ha voluto rimarcare anche quanto fatto finora sul fronte della concorrenza e soprattutto sul tema spinoso dei taxi: «Questo governo è riuscito a fare un disegno di legge sulla concorrenza, cosa non scontata. Perché da 15 anni c’è una legge che prevede che ogni anno i governi che ci hanno preceduto avrebbero dovuto fare una legge annuale sulla concorrenza. Lo hanno fatto? No», ha sottolineato Urso precisando poi che «è stato fatto solo in due casi».

Tra i temi che hanno tenuto banco nell’ultima giornata dei lavori anche quello del futuro dell’energia su cui è intervenuto il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin: «Il nucleare oggi dovrebbe essere di terza generazione, ma cominciare adesso per finire la 2040 non ha senso. Sono convinto che bisogna puntare sugli small reactor e che non sarà lo Stato a comprarli, ma consorzi di imprese. Lo Stato dovrà dare il quadro regolatorio e m’impegno per fine legislatura ad arrivarci. Questo governo può farlo». La transizione green riguarda, però, anche le auto: «Sono convinto che l’elettrico sia la strada principale – ha spiegato Pichetto, a margine del congresso – Gli incentivi aiutano, ma non permettono di cambiare un parco auto come il nostro. L’Italia ha 40 milioni di auto e ancora due milioni e mezzo di Euro1 e Euro2 che valgono 500 euro».

Fonte: Il Sole 24Ore

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