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Ricerca, ok al bollino per evitare contestazioni sui crediti d’imposta

Si sblocca la certificazione per il credito d’imposta sugli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione con la firma del Dpcm.

Si sblocca, dopo un lunghissimo stallo, la certificazione per il credito d’imposta sugli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione con la firma del Dpcm di attuazione su proposta del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) di concerto con quello dell’Economia (il termine previsto, anche se non perentorio, era il 22 luglio 2022). Vengono fissate le regole che le imprese devono seguire per rivolgersi, su base volontaria, a un ente certificatore accreditato a rilasciare il “bollino” sul progetto di ricerca e sviluppo passato, presente e futuro in grado di blindare la presenza dei requisiti per l’accesso al credito d’imposta.

Il provvedimento, impostato dal ministero guidato da Adolfo Urso e controfirmato all’Economia su sollecitazione del viceministro alle finanze Mauizio Leo, era molto atteso dalle imprese perché il meccanismo della certificazione preventiva e la creazione di organismi certificatori riconosciuti dal ministero con un apposito elenco dovrebbero permettere a chi sceglie di aderire di avere maggiori certezze contro le contestazioni dell’amministrazione finanziaria sulla non spettanza o addirittura sull’inesistenza del credito d’imposta. La certificazione ha effetti vincolanti nei confronti del Fisco, eccezion fatta per il caso in cui, sulla base di una non corretta rappresentazione dei fatti, venga rilasciata per una attività diversa da quella concretamente realizzata. Con la conseguenza che gli atti successivi, anche di carattere impositivo o sanzionatorio, diversi da quanto attestato nelle certificazioni sono nulli. La versione definitiva del decreto, modificata in alcuni punti rispetto a una prima bozza dei mesi scorsi, precisa comunque che la certificazione può essere richiesta a condizione che le violazioni relative all’utilizzo dei crediti d’imposta non siano state già precedentemente constatate con processo verbale o con atto impositivo.

I certificatori

Potranno iscriversi all’albo che sarà gestito dal ministero delle Imprese e del made in Italy diversi soggetti. Fatta salva una serie di paletti relativi a eventuali precedenti condanne penali, si tratta di persone fisiche in possesso di titolo di laurea idoneo rispetto all’oggetto della certificazione, già iscritte in albi, banche dati o elenchi istituiti da altre amministrazioni centrali o dalle Regioni per la valutazione di iniziative di ricerca finanziate da incentivi pubblici. Purché nei tre anni precedenti abbiano valutato almeno 15 progetti. Sono ammesse anche imprese specializzate in consulenza alle imprese in questo campo, sempre con il vincolo dei 15 progetti già valutati. E poi i Competence center e i centri di trasferimento tecnologico 4.0, i poli europei dell’innovazione digitale, le università e gli enti pubblici di ricerca.

Gli effetti vincolanti

La certificazione esplica effetti vincolanti nei confronti dell’amministrazione finanziaria in relazione alla sola qualificazione delle attività inerenti a progetti o sottoprogetti di ricerca e sviluppo, di innovazione tecnologica e di design e ideazione estetica. Gli effetti vincolanti scattano dopo il completamento di valutazione da parte del Mimit che potrà richiedere al certificatore documentazione supplementare da fornire entro 15 giorni, prorogabili di altri 15, dalla richiesta. E il ministero dovrà completare l’attività di controllo nei sessanta giorni successivi all’invio della documentazione integrativa.

Le informazioni obbligatorie

La certificazione dovrà contenere almeno cinque punti. Si parte dalle informazioni sulle capacità organizzative e le competenze tecniche dell’impresa. Poi si passa alla descrizione dei progetti o sottoprogetti in corso o programmati. Si entra poi nello specifico con le motivazioni tecniche sulla base delle quali viene attestata la sussistenza dei requisiti per accedere al credito d’imposta. Occorre poi includere anche una dichiarazione con cui il certificatore assicura di non versare in situazioni di conflitto di interesse e, infine, ulteriori elementi descrittivi utili all’attività di vigilanza e controllo da parte del Mimit e dell’agenzia delle Entrate.

I prossimi passaggi

Perché il nuovo sistema entri in vigore mancano comunque ancora dei passaggi. Bisognerà attendere il visto della Corte dei conti e la pubblicazione del Dpcm sulla Gazzetta ufficiale, poi un successivo decreto direttoriale che fissa le modalità con cui chiedere l’iscrizione all’Albo e le Linee guida integrative per la corretta applicazione del credito d’imposta che il Mimit dovrà pubblicare entro il 31 dicembre 2023.

Fonte: Il Sole 24Ore

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