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La tassa sulle multinazionali taglia i crediti d’imposta

Il provvedimento recepisce consigli utili su questa rivoluzione della tassazione delle multinazionali e delle grandi imprese italiane.

Sale a 52 articoli, suddivisi in nove Capi, il testo del decreto attuativo della Global Minimun Tax. Il provvedimento è stato messo in consultazione l’11 settembre dal Mef per recepire entro il 1° ottobre consigli utili da associazioni, categorie e operatori su quella che si presenta come una rivoluzione della tassazione delle multinazionali, ma anche delle grandi imprese italiane. A partire dalla gestione dei crediti d’imposta.

Con il cosiddetto “Pilar 2”, se gli incentivi concessi alle imprese vanno a ridurre la tassazione effettiva sotto la soglia indicata dall’Ocse del 15%, la differenza va restituita andando a tagliare l’effetto dell’agevolazione (si veda l’analisi del viceministro Maurizio Leo in questa pagina).

Il decreto attuativo, messo in consultazione sul sito del dipartimento delle Finanze, prevede inoltre l’introduzione di tre imposte per assicurare quell’aliquota effettiva indicata dall’Ocse come punto minimo di caduta del prelievo sulle multinazionali o sulle imprese nazionali di rilevante dimensione. Una, cosiddetta integrativa, dovuta dalla controllante nel caso in cui la società controllata stabilita in un Paese estero paghi tasse inferiori al 15 per cento. Un’imposta suppletiva che scatta se la capogruppo è residente in un Paese che non ha aderito al Pilar 2, a quel punto l’imposta sarà dovuta dalla controllata. Infine l’imposta minima nazionale, lasciata come facoltà della direttiva, che consente al nostro Paese di tassare le società stabilite in Italia. In alternativa, spiegano dal Mef, sarebbero i Paesi delle capogruppo a recuperare il maggior gettito.

L’altra rivoluzione per il sistema italiano è la determinazione della base imponibile. Rispetto al nostro ordinamento attuale, infatti, la Global Minimum Tax si applica ai profitti in eccesso realizzati dalla multinazionale o dal gruppo nazionale. A pesare sarà il reddito rilevante calcolato sulla base dei dati contabili come utili o perdite del bilancio consolidato, le operazioni infragruppo anche se considerate al lordo e con alcuni aggiustamenti, o ancora l’attività economica sostanziale svolta dall’impresa che emerge dalle immobilizzazioni materiali e dalle spese salariali. Un calcolo più articolato che sarà eseguito da ogni singolo Paese.

A pagare l’imposta minima globale saranno le multinazionali con fatturato consolidato non inferiore a 750 milioni in almeno due dei quattro esercizi precedenti, e anche i gruppi interamente domestici sempre con fatturato non inferiore a 750 milioni. Sono esclusi fondi d’investimento, veicoli di investimento immobiliare, enti no profit e quelli statali, il trasporto marittimo internazionale e le organizzazioni internazionali.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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