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Lavori edilizi, le detrazioni devono essere escluse dall’imponibile aziendale

L’Aidc (norma 224/2024) prende posizione su un tema mai chiarito dalle Entrate. Irrilevanti la destinazione dell’immobile e la tecnica per contabilizzare il bonus

Le detrazioni d’imposta concesse alle imprese che sostengono spese per interventi di riqualificazione di beni immobili sono escluse dalla base imponibile (anche Irap). Ai fini fiscali è irrilevante sia la destinazione – bene strumentale o bene merce – dell’immobile al quale afferiscono, sia la tecnica adottata per la contabilizzazione delle relative detrazioni d’imposta.

Con questa interpretazione (Norma 224, gennaio 2024), l’Associazione italiana dottori commercialisti (Aidc) prende posizione su un tema divenuto molto comune dopo la pubblicazione del documento Oic «Comunicazione sulle modalità di contabilizzazione dei bonus fiscali» (diffuso in via definitiva il 3 agosto 2021), facendo così risaltare, per contrasto, il silenzio tenuto in questi due anni e mezzo dalle Entrate.

Paradossalmente, infatti, l’Oic diramò la Comunicazione proprio in risposta ai quesiti posti dall’Agenzia in tema di contabilizzazione dei bonus edilizi, nelle varie fattispecie che si verificano per effetto degli articoli 119 e 121 del Dl 34/2020. Il comportamento contabile e fiscale pregresso era pressoché uniforme: in quanto “detrazione d’imposta”, l’importo veniva (in genere extra-contabilmente) portato a riduzione dell’Ires o dell’Irpef, che quindi erano riportate a Conto economico già al netto del vantaggio maturato dall’impresa con l’investimento agevolato.

Nessuno si poneva il tema di possibili conseguenze fiscali legate alla maturazione del bonus, a maggior ragione dopo che la stessa Direzione regionale delle Entrate del Piemonte (risposta a interpello protocollo 901-445/2020) aveva affermato che «la detrazione non rappresenta né un contributo né un credito d’imposta», concludendo che tale importo «non può concorrere alla formazione della base imponibile».

Tra contabilità e fiscalità

Concentrando l’attenzione sulle imprese committenti (e, quindi, prime beneficiarie dirette del bonus), dal 2021 l’equiparazione fatta dall’Oic tra la detrazione e un contributo in conto impianti comporta alternativamente (a seconda del metodo di contabilizzazione adottato):

l’iscrizione di un riscontro passivo rilasciato a conto economico nel periodo di ammortamento dell’immobilizzazione materiale iscritta (metodo indiretto);

la riduzione del costo dell’investimento sostenuto, sino al suo azzeramento in caso di superbonus 110% (metodo diretto).

Quest’ultima strada, peraltro, non ha alternative per l’impresa committente quando il fornitore riconosce lo “sconto in fattura”, poiché l’investimento va iscritto direttamente al netto dell’importo scontato (paragrafo 6 del documento Oic).

Sulle conseguenze fiscali di questa mutata contabilizzazione la dottrina si è divisa. Una prima interpretazione ha sostenuto – facendo trasparire una sorta di “rassegnazione” – che i bonus finirebbero per generare per pari importo materia imponibile, sotto forma di proventi ripartiti nel tempo o minori ammortamenti, a causa di una combinazione “sfortunata” tra derivazione dal bilancio e assenza di una norma che disattivi questo effetto. La tesi rende rilevanti fiscalmente (rispettivamente come proventi e oneri finanziari) anche il “plus” del 10% caratteristico del superbonus e lo “sconto” trattenuto dalla banca in caso di cessione, al punto che ci si è interrogati sul ruolo di questi importi nell’ambito dell’articolo 96 del Tuir. Ma tende a dimenticare che le imprese contabilizzavano i bonus da ben prima del 2021 con quote tuttora in detrazione, e che molte di esse non presentano neppure un Conto economico civilistico (semplificati, forfettari, eccetera), per cui l’inquadramento contabile non è la sola variabile per decidere le conseguenze fiscali.

L’Aidc, nella norma 224, sposa in pieno l’altra interpretazione già da tempo diffusa (si veda, ad esempio, Il Sole 24 Ore del 20 agosto 2021), secondo cui – a prescindere dalla classificazione e qualificazione contabile dei bonus, come pure dall’applicazione concreta della metodologia diretta o indiretta di contabilizzazione – dalla natura di detrazione d’imposta deriva l’irrilevanza fiscale dell’importo rispetto alla determinazione della stessa imposta.

Trattandosi di una rettifica di un’imposta indeducibile ai fini delle imposte sui redditi (articolo 99, Tuir), ne deriva, ab origine, la non imponibilità, che si estende ai fini Irap ex articolo 5, comma 3, del Dlgs 446/97, secondo cui non concorrono alla formazione del valore della produzione i contributi correlati a costi indeducibili. Pur nel silenzio del documento, ne dovrebbe conseguire l’irrilevanza anche delle correlate poste finanziarie attive e passive. Sono le variazioni dichiarative, diverse a seconda del metodo di contabilizzazione adottato e della tipologia di bene (strumentale o merce) oggetto di intervento, a concretizzare nei fatti tale non imponibilità. Nell’attesa che le Entrate – tardivamente per le imprese ma in tempo per le verifiche – facciano conoscere il loro pensiero su poste che hanno caratterizzato i bilanci dal 2020 in poi.

La norma Aidc 224/2024 in sintesi
Bonus su bene strumentale (metodo diretto)
– In caso di bene strumentale classificato fra le immobilizzazioni materiali, e di rilevazione contabile della “detrazione d’imposta” mediante il metodo diretto, il valore fiscale del bene divergerà (in aumento) dal valore contabile, per un ammontare corrispondente esattamente al valore della “detrazione d’imposta” imputata a diretta diminuzione del valore contabile del bene.
– L’impresa ha diritto di eseguire, in ciascun periodo d’imposta di ammortamento del bene, una variazione in diminuzione dell’imponibile ai fini delle imposte sul reddito, determinata in misura pari al prodotto della citata differenza contabile-fiscale per il coefficiente di ammortamento adottato dall’impresa (e comunque nel limite massimo di quello fiscalmente consentito in base al Dm 31 dicembre 1988).
– In caso di dismissione del bene prima della conclusione del piano di ammortamento, la residua differenza contabile-fiscale si riflette nello stesso periodo d’imposta mediante una variazione in diminuzione dell’imponibile delle imposte sul reddito del periodo. In questa circostanza, emergendo un disallineamento fra il valore contabile (espresso al netto del valore del contributo rappresentato dalla “detrazione d’imposta”) e il valore fiscale (computato, come detto, al lordo di tale ammontare) del bene, occorrerà darne evidenza mediante la compilazione del Quadro RV della propria dichiarazione dei redditi
(causale 5).

Bonus su bene strumentale (metodo indiretto)
– In caso di bene strumentale classificato fra le immobilizzazioni materiali, e di rilevazione contabile della “detrazione d’imposta” mediante il metodo indiretto, il valore fiscale del bene corrisponde al valore contabile, con la conseguenza che non si determinano – riguardo a tale aspetto – differenze circa la quota di ammortamento contabile e quella fiscalmente deducibile in ciascun periodo d’imposta.
– L’impresa avrà perciò titolo per effettuare, in ciascun periodo d’imposta, una variazione in diminuzione dell’imponibile ai fini delle imposte sul reddito determinata in misura pari alla quota di “detrazione d’imposta” iscritta fra i proventi(alla voce A.5 del conto economico) in corrispondenza della riduzione del risconto passivo pluriennale.
– In caso di dismissione del bene prima della conclusione del piano di ammortamento, il residuo importo del risconto passivo, che sarà rilevato per intero quale provento nel conto economico dell’esercizio, darà titolo all’impresa di effettuare una corrispondente variazione in diminuzione dell’imponibile delle imposte sul reddito.

Bonus su immobile merce
– In caso di bene merce, il valore fiscale del bene diverge (in aumento) dal valore contabile, per un ammontare esattamente corrispondente al valore della “detrazione d’imposta” imputata a diretta diminuzione del valore contabile del bene.
– All’atto della dismissione del bene, l’impresa effettuerà una corrispondente variazione in diminuzione dell’imponibile delle imposte sul reddito.

Fonte: Il Sole 24ORE

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