Cerca
Close this search box.

Differenza tra acconto e saldo d’imposta da gestire con F24 o ravvedimento

Indice Istat dicembre 2023: datori lavoro calcolano rivalutazione TFR al 31/12/2022 e versano imposta entro il 16/02.

Con la pubblicazione dell’indice di rivalutazione Istat del mese di dicembre 2023, i datori di lavoro possono calcolare la rivalutazione del Tfr accantonato al 31 dicembre 2022, nonché il saldo dell’imposta dovuta sulla stessa, da versare entro il prossimo 16 febbraio.

La novità di questo anno è rappresentata dalla possibilità offerta, in via d’eccezione dall’amministrazione finanziaria nella risoluzione 68/2023, di determinare in via presuntiva l’acconto dell’imposta del 17% sulla «rivalutazione presumibilmente accantonata nel 2023» (si veda il Sole 24 Ore dell’8 dicembre). Ciò in alternativa a quanto ordinariamente previsto dalla circolare 50/2002 dell’Agenzia, in base alla quale si dovrebbe utilizzare l’indice di rivalutazione del mese di dicembre 2022.

Considerato il grande divario tra quest’ultimo (9,974576%) e quello di ottobre 2023, noto al momento del calcolo dell’acconto (1,884518%), per evitare la maturazione di un imponente credito, ai fini dell’acconto i sostituti hanno potuto utilizzare un indice di rivalutazione più vicino a quello che realisticamente a dicembre 2023 sarebbe stato definito.

Nel medesimo provvedimento, però, l’Agenzia ha precisato che, qualora l’acconto calcolato secondo la regola eccezionalmente ammessa per quest’anno, risulti insufficiente rispetto all’imposta dovuta determinata con l’indice di rivalutazione di dicembre 2023, la differenza è da considerare come un omesso versamento sanzionabile al 30%, ferma restando la possibilità di sanare l’omissione utilizzando il ravvedimento operoso in base all’articolo 13 del Dlgs 472/1197.

Pertanto a valle della definizione dell’indice di dicembre 2023, i risultati dei saldi dell’imposta sostitutiva possono variare in funzione dei criteri (o meglio dell’indice) utilizzati per determinare l’acconto secondo il cosiddetto metodo presuntivo.

Come si evince dall’esempio allegato, coloro che si sono avvalsi del metodo tradizionale di calcolo, con utilizzo cioè dell’indice al 31 dicembre 2022, in ragione di un importante versamento eccedente effettuato entro lo scorso 16 dicembre (1.526,11 euro), hanno maturato un rilevante credito d’imposta (1.195,60 euro) che potranno utilizzare in compensazione nel modello F24 a decorrere da gennaio 2024.

Coloro che, invece, si sono avvalsi della regola eccezionale ammessa dall’Agenzia, e che per esempio hanno calcolato l’imposta applicando l’indice di rivalutazione di ottobre 2023, pari a 1,884518%, dovranno versare un saldo d’imposta, in quanto l’indice definitivo di dicembre 2023 è risultato leggermente più alto (1,94416%).

Secondo quanto precisato nella risoluzione 68/2023, poiché l’acconto (288,31 euro) è risultato insufficiente rispetto all’imposta dovuta (330,51 euro), tale differenza (42,18 euro) in quanto rappresenta un omesso versamento, può essere ravveduta con pagamento, in aggiunta all’imposta, della sanzione amministrativa (1,67% se effettuato entro il 16 febbraio, pari a 0,70 euro) nonché degli interessi calcolati al tasso legale (0,23 euro, calcolato con tasso del 5% dal 16 al 31 dicembre 2023 e del 2,5% dal 1° gennaio al 16 febbraio 2024).

Qualora l’indice di valutazione stimato e utilizzato abbia determinato un acconto superiore all’imposta totale dovuta si genera un credito da gestire con F24.

Fonte: Il Sole 24ORE

Condividi questo articolo

Notizie correlate

Desideri maggiori informazioni su bandi, finanziamenti e incentivi per la tua attività?

Parla con un esperto LHEVO

business accelerator