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Contratti di sviluppo per l’agroalimentare, domande dal 20 ottobre su Invitalia

I termini per richiedere agevolazioni nei settori di trasformazione e commercializzazione agricola sono riaperti.

Riaprono i termini per presentare le domande di agevolazioni a valere sui contratti di sviluppo nel campo della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. A stabilirlo è il decreto direttoriale 11 ottobre del ministero delle Imprese e del Made in Italy che fissa la riapertura dello sportello alle 12 del 20 ottobre.

Le domande di agevolazione devono essere presentate per via telematica utilizzando la piattaforma messa a disposizione da Invitalia, soggetto gestore dello strumento agevolativo, nell’apposita sezione dedicata ai contratti di sviluppo del sito www.invitalia.it e utilizzando la modulistica messa a disposizione.

Domande precedenti

L’accesso ai contratti di sviluppo per il settore della trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli era sospeso dallo scorso 1° gennaio. È prevista la possibilità di recuperare le domande presentate al 31 dicembre 2022 per le quali non sono state concesse le agevolazioni.

Considerando, però, che le stesse prevedevano l’applicazione delle disposizioni del regime di aiuti «Contratti di sviluppo agroindustriali», scadute al 31 dicembre 2022, sarà Invitalia a verificare la coerenza con i limiti e le condizioni previsti dal nuovo regime di aiuti SA. 107569/RFF 2023. Sarà lo stesso istituto a richiedere, se necessario, le opportune integrazioni ai soggetti proponenti, fermo restando il possibile riconoscimento delle agevolazioni nei limiti dell’intensità massima richiesta in sede di presentazione della domanda iniziale.

Agevolazioni e beneficiari

I contratti di sviluppo sono disciplinati dal decreto 9 dicembre 2014 e successive modificazioni e integrazioni e prevedono agevolazioni nella forma di contributo in conto impianti e contributo diretto alla spesa, in misura variabile a seconda di localizzazione e dimensione dell’impresa, che possono andare dal 30 al 60% della spesa ammissibile.

I soggetti beneficiari sono obbligati ad apportare un contributo finanziario, con risorse proprie o con finanziamento esterno, in una forma priva di qualsiasi tipo di sostegno pubblico, pari almeno al 25% del totale delle spese ammissibili.

Le imprese di grandi dimensioni devono descrivere nella domanda di agevolazioni lo scenario controfattuale costituito da eventuali progetti o attività alternativi realizzabili in assenza di aiuti, e fornire documenti giustificativi a sostegno del predetto scenario controfattuale.

Progetti e spese ammissibili

Creazione di una nuova unità produttiva o ampliamento, riconversione e ristrutturazione di una esistente sono i progetti ammissibili. Questi devono puntare a un aumento del livello di efficienza e flessibilità nello svolgimento dell’attività economica con conseguente riduzione dei costi, miglioramento del livello qualitativo di prodotti e processi, riduzione dell’impatto ambientale e innalzamento delle condizioni di sicurezza sul lavoro.

Sono ammesse le spese per:

• suolo aziendale e sue sistemazioni, nel limite del 10% dei costi totali ammissibili del progetto;

• opere murarie e assimilate, nel limite del 40% dei costi totali ammissibili del progetto;

• infrastrutture specifiche aziendali;

• macchinari, impianti e attrezzature varie, nuovi di fabbrica, fino al loro valore di mercato;

• acquisto o sviluppo di programmi informatici, soluzioni in cloud e soluzioni analoghe e acquisizione di brevetti, licenze, diritti d’autore e marchi commerciali;

• consulenze connesse al progetto, nella misura massima del 4% dell’importo complessivo ammissibile.

I contratti di sviluppo agroalimentari devono prevedere un investimento ammissibile di almeno 7,5 milioni.

Fonte: Il Sole 24Ore

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