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La società considerata holding dal 2024 comunica i finanziamenti aperti negli anni precedenti

La trasmissione può garantire informazioni utili in termini di prevenzione e presidio rilevanti ai fini dell’applicazione dell’adempimento

La domanda:

“Una società viene considerata holding dall’esercizio 2024 per il maggior valore delle immobilizzazioni finanziarie rispetto all’attivo. Pertanto, è necessario comunicare all’anagrafe tributaria i rapporti finanziari. Bisogna comunicare anche i finanziamenti aperti negli esercizi precedenti (nei quali non aveva l’obbligo di comunicazione)? È necessario comunicare negli esercizi successivi all’ottenimento dell’obbligo la chiusura dei rapporti finanziari aperti negli esercizi precedenti e quindi non comunicati?”
D. C. – Milano

Il Dlgs 142/2018, in attuazione della direttiva Anti tax avoidance (Atad 1), ha introdotto anche per le “holding industriali”, che possono essere qualificate tali a norma dell’articolo 162-bis, comma 1, lettera c) del Tuir e in ragione degli esiti del test di prevalenza di cui alla circolare Assoholding 2 in data 9 ottobre 2019, l’obbligo di comunicazione alla speciale sezione dell’Anagrafe tributaria (denominata Archivio dei rapporti finanziari, di cui all’articolo 7, comma 6, del Dpr 605/1973) delle informazioni relative a nuovi rapporti o alla chiusura di rapporti ovvero ad operazioni di natura finanziaria instaurate nell’ambito, oppure in extra conto, di un rapporto continuativo con il cliente, nonché le movimentazioni inerenti ai rapporti di cui al citato articolo 7, comma 6, del Dpr 605/73. La prima tipologia di comunicazione ha cadenza mensile, la seconda avviene tramite integrativa annuale.

Venendo al quesito in esame, dalla lettera della norma emerge come la chiusura di rapporti già in essere all’atto dell’acquisizione della qualifica di holding sottoponibile all’indicato obbligo comunicativo rientra a pieno titolo nell’ambito del perimetro di operatività del richiamato adempimento di cui all’articolo 7, comma 6, del Dpr 605/73. Quanto, invece, alla comunicazione delle movimentazioni attinenti ai finanziamenti in essere (ossia preesistenti all’acquisizione della qualifica di holding sottoponibile all’indicato obbligo comunicativo), la locuzione letterale della norma, che si riferisce alle operazioni di natura finanziaria (articolo 7, comma 6, Dpr 605/73) ovvero alle movimentazioni che interessano i rapporti instaurati a norma dell’articolo 7, comma 6, Dpr 605/73 (in ossequio a quanto introdotto dall’articolo 11, commi 2-4, del Dl 201/2011, convertito in legge 214/2011), sembra rendere possibile la prudente estensione del tratteggiato obbligo di comunicazione anche a tale tipologia di rapporti. In tal senso appare altresì propendere la struttura del Sistema di interscambio flussi dati (Sid), reso disponibile dall’agenzia delle Entrate e deputato ad accogliere tale tipologia di comunicazione, secondo standard di sicurezza aderenti alla normativa in materia di protezione dei dati. Coerente con tale interpretazione risulta essere anche la relazione illustrativa che ha accompagnato l’introduzione del Dlgs 142/2018, che – in riforma dell’articolo 10, comma 10, del Dlgs 141/2010 – ha esteso l’obbligo di comunicazione in disamina alle holding, laddove si legge che la modifica normativa è imposta dal necessario adeguamento dell’ordinamento interno alla legislazione unionale (Atad 1), con la precipua ed evidente finalità di rafforzare il livello medio di protezione contro la pianificazione fiscale aggressiva, evitare fenomeni di erosione della base imponibile e il trasferimento indebito di utili, garantendo che le imposte siano versate nei luoghi in cui gli utili e i valori sono generati. Da ciò deriva lo specifico interesse alla comunicazione di finanziamenti già in essere, poiché evidentemente portatrice di informazioni di prevenzione e presidio rilevanti ai fini dell’applicazione dell’adempimento normativo analizzato.

Risposta a cura di: Luigi Ferrajoli e Francesco Ferrajoli

Fonte: Il Sole 24ORE

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